LINA SERGI LO GIUDICE

UNA DONNA, UNA STORIA, UNA MINIERA DI CULTURA E DI PASSIONE

Premio Hypatiae 2018

Ipazia, filosofa e matematica di Alessandria d’Egitto del IV secolo d.c. e Lina Lo Giudice Sergi, giurista, saggista, scrittrice e pacifista ad oltranza.
Lina seguace di Capitini e gandhiana per scelta sull’educazione alla pace e sul rispetto dei diritti umani, amica anche del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, di cui è stata per anni sodale in tante battaglie ed avventure.
La grande personalità di questa donna eccezionalmente eclettica emerge a tutto tondo dalle numerose e variegate attività che connotano il suo impegno culturale e professionale. Dopo gli studi di carattere giuridico si appassiona agli studi di sociologia e di psicologia sociale fino ad interessarsi al settore educativo e sociopolitico al Ministero della Pubblica istruzione e presso varie Università, tra cui La Sapienza di Roma.
In particolare i suoi interessi si sono concentrati su molteplici spazi di indagine attraverso il teatro, la poesia, la musica e le arti figurative, vera Ipazia contemporanea, che costituiscono il nucleo dei tanti progetti attivati, anche mediante collaborazioni editoriali, in ambito nazionale ed internazionale (Festival dell’arte a scuola, Certamen di poesia latina, Banca della memoria, Festival della Natura a Villa Cahen, istituzione delle sentinelle dell’ambiente tanto solo alcuni per citarne solo alcuni).

Già Provveditore agli Studi e Direttore generale del Miur, nonché Vicepresidente dell’Unione nazionale per la lotta all’analfabetismo, Rettore dell’Università per l’educazione permanente, è attualmente Presidente dell’Accade mia italiana di poesia.
Da sempre impegnata civilmente nel combattere la violenza in tutte le sue forme ha pubblicato, tra gli ultimi lavori, “Donne contro la violenza. Artiste nella grande guerra” Ed. G.& B., 2018, il cui tema è “ricerca di quanto, nella mostruosità della guerra, rimaneva di umano nell’uomo“.
Sempre sul tema del pacifismo si colloca l’opera del 2015“Arte e pacifismo” Lepisma ed., in cui si sottolinea la necessità di perseguire a livello globale un orizzonte di pace proponendo modelli alternativi di educazione in un universo di lotte, di egoismi e di particolarismi.
L’autrice nei suoi scritti lamenta una certa mancanza di solidarietà tra donne, una sorta di rassegnazione ad essere accettazione del ruolo di vittime che negli ultimi tempi si è attenuata ma non ancora in modo risolutivo. Anche in una sua recente intervista rilancia l’opportunità di una formazione umanistico-scientifica piuttosto che tecnologica che tecnocratica, per curare le ferite culturali e sociali dai conflitti nel mondo . Sulla scorta del pensiero di Danilo Dolci, a lei molto vicino, ribadisce la centralità della scuola e dell’educazione nella prospettiva di offrire alle nuove generazioni il senso dell’amicizia, della solidarietà, della collaborazione e partecipazione non conflittuale.
Alla mancanza di coscienza civile, dilagante in questo periodo, e al falso liberalismo, che ha eliminato ogni tipo di regola, si deve opporre la necessità di ricostruire il sistema sociale attraverso una nuova forma di educazione fondata sulla collaborazione e non sulla competitività, i cui concetti chiave siano soprattutto la FIDUCIA e l’UTOPIA contro l’INDIFFERENZA e lo SCETTICISMO.

Pasquale Malva