Ipazia

Ipàzia (in greco antico Ὑπατία, in latino: Hypatia) di Alessandria d’Egitto, (355/370 d.C. – marzo 415 d.C.) è stata una matematica, astronoma e filosofa greca antica. La sua uccisione da parte di una folla l’ha resa una martire della libertà di pensiero.

« Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della sapiente cultura. »
(Pallada, Antologia Palatina, IX, 400)
libroipaziaantonellarizzo
“Ipazia era una donna colta vissuta tra il IV e il V secolo d.C. Astronoma, filosofa e matematica, il cui nome ha attraversato i secoli giungendo fino a noi nonostante nessuna sua opera ci sia pervenuta. Conosciamo solo i titoli delle sue opere: Commento all’aritmetica di Diofanto, Commento sulle coniche di Apollonio e in dubbio Canone Astronomico. Quindi non si può designare Ipazia come madre di qualche
teoria o intuizione originale, né si può quantificare il suo contributo al sapere astronomico, filosofico e matematico.
Diversamente dal padre matematico, Ipazia si dedicò anche alla filosofia vera e propria, ma non avendo composto testi a tal proposito, o meglio non essendocene pervenuto alcuno, è difficile capire la sua visione della vita e ricostruire il suo pensiero filosofico.Spesso Ipazia viene presentata come una “Galileo in gonnella” a cui sono attribuite alcune invenzioni come l’idroscopio e l’astrolabio, ma in realtà le fonti storiche smentiscono tutto ciò. L’unico accenno all’idroscopio è nella Lettera 15 di Sinesio, nella quale
il vescovo spiega a Ipazia come costruire il dispositivo, che quindi non può essere invenzione della matematica. Inoltre Sinesio afferma di aver costruito un astrolabio insieme alla “riverita maestra”, ma l’invenzione dello strumento è opera di Ipparco (II sec. a.C.), come sottolinea lo stesso Sinesio.
Le fonti sono concordi nel riferire che, nonostante fosse donna, Ipazia avesse un forte ascendente sui capi della città di Alessandria, in particolare sul governatore Oreste. Non vi sono però indicazioni che tra i due vi fosse un legame affettivo, né che Oreste fosse stato un suo discepolo. Perché allora questa donna è diventata un simbolo?
La sua tragica morte ad opera di una folla inferocita di uomini artefici di un crimine brutale, e la sua cultura hanno fatto sì che diventasse un simbolo. La letteratura e la storiografica l’hanno dipinta come un’icona di libertà, di tolleranza, di scienza al
femminile, pur non essendoci fonti a confermarlo. Uomini di scienza e di arte di ogni tempo si sono interessati a Ipazia: Chateaubriand, Voltaire, Toland, Fielding, Diderot, Gibbon, Wieland, Péguy, Leopardi, Monti, Pascal, Luzi e molti altri.
“La storia di Ipazia era una cosa accaduta ma immessa nell’eventualità continua del mondo e perme non era finita col suo essere accaduta [...]. Nel mondo si sono verificate delle cose, si sono manifestate delle cose che persistono e che sono nel
divenire del mondo e possono intuitivamente riaffiorare sotto varie specie [...]” (Mario Luzi).
Quindi Ipazia non è mai morta. A lei sono dedicati nomi di cose, libri, progetti, come il progetto europeo “Hypatia” che vuole stimolare ed attrarre l’interesse degli adolescenti, in particolare delle ragazze, verso lo studio e la scelta delle professioni scientifiche. Questo progetto è dedicato alla filosofa non solo in quanto matematica e astronoma ma anche come simbolo di istruzione e conoscenza.
Rivolto a studenti, a educatori, al pubblico, un altro progetto “Columba-Hypatia” mira alla conoscenza dell’astronomia in un contesto di pace, promuovendo il dialogo e la cultura della non violenza. E ancora il libro per bambini Ipazia e la musica dei pianeta (Premio Andersen 2016), di Roberta Torre, racconta la storia dell’astronoma al fine di educare il nostro cervello alla libertà di pensiero e alla tolleranza. Tutto questo ha reso Ipazia un’icona simbolica realmente viva nelle speranze dell’umanità, nella
ricerca di una vita pacifica, nella libertà e nella condivisione del sapere.
Ecco perché ho ideato l’associazione non profit “Hypatiae Arte e Scienza” che vuole portare la cultura nella vita dei cittadini, mediante il divertimento, la passione e la sperimentazione con un ricco e variegato panorama di iniziative. Dialoghiappassionati, momenti conviviali, sorprendenti racconti ai confini della conoscenza, festival di Cultura pubblica sono iniziative dell’associazione. Che si tratti di occasioni informali come una cena o unmercatino, oppure di momenti di riflessione più approfondita come un convegno o come un festival, protagonista è sempre la cultura intesa come sensibilità alla bellezza nell’arte e nella scienza”. Tratto dal LIBRO Lettera di Ipazia a Teone di Antonella Rizzo con prefazione di Micaela Latini e postfazione di Tonia Losco

http://www.fusibilia.it/?p=4809

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